Divisi epic, ma insieme prog
Pubblicato su Progressive Rock con i tagSieges Even il Febbraio 11, 2008 da Franco SlavieroLontano da draghi, guerre epiche, cavalieri, bardi e quant’altro il metal a tinte fantasy offre, i fratelli Holzwarth dimostrano di sapersela cavare molto bene (per chi scrive meglio) anche nei più impegnativi sentieri del progressive. Per chi non li conoscesse, Alex Holzwarth è l’attuale batterista dei Rhapsody Of Fire (nei quali milita dai tempi di Dawn Of Victory, quando la band si chiamava ancora semplicemente Rhapsody), mentre Oliver Holzwarth sfodera il suo talento di bassista nei Blind Guardian da ormai dieci anni. Separati si dedicano dunque al filone power epic, con risultati –va ammesso– più che discreti; ma è quando suonano insieme che, a parer mio, danno il meglio di sé, anche se non sempre (anzi, quasi mai) hanno ottenuto il riscontro di pubblico che meriterebbero. Proprio per questo motivo il “progetto di famiglia” fu abbandonato nel 1997 dopo dieci anni di attività e cinque album alle spalle. Fortunatamente Oliver e Alex tre anni fa sono tornati sui propri passi, rifondando la loro creatura su idee più fresche e dando alla luce (per ora) due validissimi dischi, The Art Of Navigating By The Stars (2005) e Paramount (2007). Ed è proprio su quest’ultimo che con questo post voglio concentrare l’attenzione.

I Sieges Even, questo il nome della band dei fratelli Holzwarth, ne hanno fatta di strada e, in tanti anni, l’evoluzione stilistica li ha portati ad un progressive rock molto lontano dal sound (più metal) del passato. Alla cura verso l’aspetto tecnico, che un po’ tutto il filone prog da sempre vuole o impone, si è infatti aggiunta una notevole attenzione verso la melodia. Il risultato è un album sì complesso, ma anche molto piacevole fin dai primi ascolti; tutte le canzoni, anche quelle più lunghe (come la bellissima Where Our Shadows Sleep o la profonda Leftovers), non risultano troppo ampollose o enfatiche all’ascoltatore non avvezzo al prog; ma non suonano nemmeno eccessivamente ruffiane o easy listening all’ascoltatore più esigente. Cori e innesti metal sono sapientemente disseminati un po’ per tutto il disco, orientamento preannunciato dall’opener When Alpha And Omega Collide, capace di catturare fin da subito l’attenzione, grazie anche all’eccellente prova al microfono di Arno Menses. Non mancano inattese soluzioni originali, come il passaggio di sax nel cuore della titletrack. Da ascoltare, fidatevi.















